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Scrivere meglio: riscoprire la retorica (e svestirla dell'ideologia)

Scritto da Alessandra Arpi

retorica scrivere meglio


«
Com'è retorico!»

Quante volte lo si è detto (o pensato) a proposito di un discorso? Il motivo è che la parola 'retorica', oggi, vive e lotta col proprio significato negativo. O meglio: dispregiativo. Tutto ciò che suona fazioso, iper-costruito e ampolloso viene bollato come retorico. Capitolo chiuso.

Peccato che la retorica sia molto più di questo. E ci può servire per scrivere meglio anche sul web.

Costruire bene i nostri discorsi significa quindi comunicare meglio, per arrivare lì, dritti al nostro obiettivo di dire davvero qualcosa a chi ci legge.

 

La 'retorica storica', l'arte della persuasione e le fasi di scrittura

Letteralmente, retorica significa arte della parola. Insomma, un significato di tutto rispetto, se non addirittura nobile. Un'arte che riguarda la struttura stessa del linguaggio. Esistono poi numerose definizioni, sia di carattere filosofico, sia di carattere storico: non esiste un fenomeno assoluto, universale, che si chiama retorica. In realtà essa è cambiata nel tempo, insieme alla storia, i mutamenti culturali e letterari. Basti sapere che ancora oggi la cosiddetta retorica storica – quella greco-romana – è la più potente dal punto di vista culturale, tanto da essere usata per definire la retorica tout court.

 Torniamo un attimo indietro di secoli e secoli, fermiamoci a Cicerone e al suo De oratore: lì troviamo la definizione di retorica conosciuta ai più: l'arte di persuadere con i discorsi.

Usare talmente bene le parole da convincere, modificare dei comportamenti, indurre a fare qualcosa. Quanto è potente, la comunicazione ben fatta, eh?

 

Cicerone già lo sapeva. Ecco perché nel De oratore ha spiegato la classificazione delle cinque parti in cui ciascun discorso si divide (o dovrebbe dividersi). Tali parti non sono che le varie fasi di elaborazione di ciò che verrà detto, e la retorica si posiziona nella terza.

 

  • Inventio: ciò che si vuole dire. L'idea, il lampo di genio, l'immagine mentale di ciò che si vuole trasmettere. Il senso, la struttura profonda.

  • Dispositio: è la disposizione dell'inventio in modo ordinato, trasferendo le idee in una mappa con obiettivi.

  • Elocutio: è il rivestimento verbale dei concetti trovati nella prima fase e ordinati nella seconda. È il linguaggio, il passaggio dai concetti alle parole giuste per comunicarli. È in questo step che si inserisce la retorica, definita come ornatus, ovvero tutto ciò che è ornamento. Forme e tecniche espressive efficaci a elaborare il contenuto nel modo giusto per raggiungere lo scopo. (Per Cicerone, appunto, quello di persuadere gli uditori)

  • Memoria: è la fase in cui, a discorso scritto, lo si impara a memoria.

  • Actio: è la gestualità nella recitazione dell'oratore davanti al pubblico.

Ora, va da sé che le ultime due fasi, nella scrittura online, non sono contemplate. Ma è cosa buona e giusta fermarsi a riflettere sulle prime tre, che non dovrebbero mai mancare nella stesura di un ottimo testo.
È pur vero che alle volte 'alla penna non si comanda' e, anche nell'ambito della scrittura professionale, si scrive di getto, col
core. Succede ed è incredibile. Una volta scritto il nostro contenuto vale la pena rileggerlo e sì, ammirarlo, ma anche verificare quanto comprensibile sia a livello di ragionamenti logici, di sintassi e di organizzazione dei pensieri. Spesso mi è capitato di scrivere a fiume e pensare: questo, sbam, lascerà tutti senza fiato.
Sì, perché non avrebbero capito nulla, senza un po' di ordine. 
Insomma, avere un'idea, ordinarla con uno schema logico e poi scegliere le parole con cui esprimerla dovrebbero essere tre passaggi essenziali per scrivere bene.

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La 'retorica logica' e la metafora giusta per scrivere meglio

Non è altro che il semplice prendere atto che l'uomo è un essere razionale. Nonostante nasca con una sostanziale tabula rasa mentale, dentro di sé ha la ragione, capace di organizzare sensazioni, percezioni ed esperienze, per tradurle in conoscenza. Mentre conosce le cose, l'uomo dà loro il nome e crea il linguaggio, che è lo specchio del mondo. Alcune parole, per esempio, danno forma al reale. Un tantino ambizioso? Assolutamente no.
Pensiamo agli avverbi temporali: senza le parole
oggi, domani, ieri, non avremmo la percezione del tempo. Pensare al tempo senza definirlo con il linguaggio non ha senso, perché non sapremmo dargli una collocazione.
La parola
logos, in greco, indica sia la ragione che il discorso. Da logos arriva logica, che è appunto la sistemazione razionale del discorso.

È proprio questo il principio su cui si basa la retorica logica, che sostiene quanto la retorica sia non solo un ornamento, ma un vero e proprio sistema razionale applicato al linguaggio. Già Aristotele aveva identificato due principi attraverso i quali opera la ragione:

  • Principio deduttivo: il passaggio logico dal generale al particolare. Ovvero: data una verità generale posso applicarla ai casi particolari. “Il fuoco brucia”. Se metto una mano sul fornello, quindi, posso dedurre che mi ustionerò. Il processo logico della deduzione si chiama sillogismo. Prendiamo l'esempio più famoso di tutti:

  1. L'uomo è mortale (premessa maggiore)

  2. Socrate è un uomo (premessa minore)

  3. Socrate è mortale (deduzione)

Ecco che il sillogismo funziona su un termine intermedio, in questo caso 'uomo', che compare nella prima premessa come concetto generale e nella seconda come particolare. 'Uomo' è il tertium comparationis, quell'elemento comune a tutti i sillogismi che permette di unire le due premesse e arrivare alla deduzione. Il sillogismo è lo strumento logico per eccellenza. Occhio però a fare di tutta l'erba un fascio (w i modi di dire): il sillogismo è tale in quanto si basa sulla dimostrazione di premesse assolutamente vere, certe e indimostrabili. Insomma, nessuno spoiler: che l'uomo è mortale lo sappiamo già da un po'. La situazione si complica quando tendiamo – e sul web lo si fa molto più di quanto si crede – a usare quei sillogismi imperfetti, chiamati anche entimemi, basati su premesse implicite dubbie o decisamente false. L'entimema funziona esattamente come il sillogismo, ma appunto con premesse verosimili. Pensiamo a qualcosa che, sono certa, tutti abbiamo letto almeno una volta nell'ultimo periodo.

“Gli immigrati hanno il cellulare perché sono ricchi”. Se ci pensiamo, anche questo ragionamento parte da un sillogismo.

  1. Tutti coloro che hanno il cellulare sono ricchi

  2. Gli immigrati hanno il cellulare

  3. Gli immigrati sono ricchi

Ora, senza scendere in discussioni socio-politiche a vaso di Pandora, possiamo tranquillamente affermare che il sillogismo di cui sopra non parte da alcuna verità universale, vera, certa e indimostrabile. Usare tale deduzione è quantomeno scorretto a livello logico. Questo può aiutarci a stare attenti sia a cosa scriviamo sia a come lo scriviamo.

  • Principio induttivo: il passaggio logico dal particolare al generale. Da ciò che osservo nell'esperienza quotidiana traggo un principio generale, con rapporti di analogia. Anche in questo caso con un tertium comparationis.

  1. I trattori sono rumorosi (A = B)

  2. Alessandro, russando, fa molto rumore (C = B)

  3. Alessandro è un trattore (C = A)

La conclusione è che Alessandro dovrebbe comprarsi dei cerottini nasali? Anche. Ma soprattutto è una metafora, basata sul concetto di 'rumore'.
Le metafore sono appunto delle sintesi linguistiche e – sostiene Aristotele – sono tanto più belle quanto più lontani sono gli elementi che mettono insieme.
Trovare una metafora nuova e allo stesso tempo iper-comprensibile è un ottimo modo per scrivere meglio e rendere subito chiaro ciò che vogliamo dire, facendoci ricordare da chi ci legge.

Ne prendiamo una bellissima a caso?

Infilerò la penna fin dentro al vostro orgoglio, perché con questa penna vi uccido quando voglio” (Guccini, Cirano)

scrivere bene discorso

Retorica come 'ars suadendi', la persuasione positiva

Ultima considerazione che vale la pena ricordare per usare la retorica per scrivere meglio è quella della vera e propria persuasione. Ricordiamoci sempre che il linguaggio ha una natura profondamente pragmatica, ovvero è in grado di produrre vere e proprie azioni. Il linguaggio persuasivo, se ben costruito, produce comportamenti.

Ma come deve essere costruito, il discorso, per raggiungere il fine pratico? Secondo Cicerone devono essere presenti tre fattori:

  • Docere: informare, insegnare, comunicare cose nuove o sfumature diverse di significato al lettore. Aggiungere conoscenza.

  • Delectare: divertire, dare una forma leggera e piacevole al proprio discorso, con l'elaborazione estetica.

  • Movere: commuovere, suscitare sentimenti, emozioni. Fare in modo che la lezione rimanga impressa con una buona dose di racconto emotivo. Vedi che radici iper-profonde ha, lo storytelling?

La nostra conversazione con gli utenti, i lettori, deve mescolare sapientemente questi tre elementi, per cogliere nel segno. Un contenuto senza un valore da insegnare è un contenuto vuoto, che si dimentica facilmente. Stessa cosa vale per un contenuto ricco di valore ma piatto e senza emozioni. Dare vita a un discorso che colga nel segno vuol dire giocare di equilibri.

Gli strumenti preziosi che la retorica offre

Quindi, riassumendo. Per scrivere meglio prova a costruire contenuti a partire da un'idea, anche piccola e confusa. Poi dalle una forma: ordinala, declinala nel ragionamento che preferisci e rendilo il più lineare possibile. Poi scegli con cura le parole giuste per raccontarlo.

Ricorda, se vuoi usare le potenti metafore, di costruirle nel modo corretto. Scava nella tua creatività per produrne di nuove e sorprendenti.

Infine, ricorda che in tutti i tuoi contenuti deve esserci un valore aggiunto, un insegnamento, raccontato con leggerezza e umanità. Un consiglio per combinare al meglio le tre caratteristiche è quello di mantenere il tutto il più semplice possibile, partendo da cose che si conoscono bene. Con cui si riesce a trasmettere sicurezza, destrezza e conoscenza. E anche un po' di emozione, proprio perché le si ha vissute in prima persona.

Piaciuto questo viaggio nella retorica?

Chi non condivide è un entimema

Credits: la foto in copertina è di una vecchia porta sulle alture liguri che ci ispirava un sacco, scattata da Alessandro.

 

Questo l'ho scritto io
Alessandra Arpi
Author: Alessandra ArpiEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Sono giornalista e web writer, mi occupo di raccontare online le storie di professionisti, enti e aziende.
Ho vissuto in America, un po' ci ho lasciato il cuore, amo il sushi e faccio le orecchie ai libri.